Tignoletta della vite

Tignoletta della vite

Che cos’è la tignoletta della vite

Con il nome tignoletta della vite o tignoletta dell’uva si indica comunemente il Lobesia botrana, una farfalle che si nutre degli acini dei grappoli e che quindi provoca numerosi danni ai vigneti. Si tratta di uno degli insetti più dannosi per la coltivazione della vite.

A maggio le tignolette depongono le uova direttamente e da queste si sviluppano le larve. La prima generazione di larve a sua volta depone le uova sugli acini. Per svilupparsi i nuovi nati si nutrono dell’uva, penetrando in un acino e uscendone per entrare in quello vicino. Infine la larva crea una crisalide e la trasformazione in farfalla si ha alla fine dell’inverno. L’adulto si distingue per le ali di colore grigio venate di bruno e di azzurro. In genere le tignolette della vite vivono 3 anni, ma possono arrivare anche a 4 nelle regioni dal clima caldo e soleggiato.

Perché le tignolette sono dannose per la vite

tignola della vitaLa maggior parte dei danni ai vigneti sono causati dalle larve della seconda generazione perché penetrano negli acini e li svuotano. Gli effetti negativi non riguardano soltanto la perdita diretta nel livello di produzione, ma sono anche indiretti. Infatti l’azione trofica delle tignolette della vite attira moscerini della frutta e vespe che si nutrono a loro volta degli acini, abbassando ulteriormente la resa dei grappoli.

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In secondo luogo questi insetti favoriscono il diffondersi di marciumi e di funghi, ad esempio la botrite. Questi agenti sono pericolosi per la salute stessa della vite e possono portare a malattie oppure alla morte dell’esemplare se non trattati in tempo. Al tempo stesso si ricorda che anche impatti negativi sull’estetica del prodotto comportano un danno economico in quanto i grappoli subiscono un deprezzamento sul mercato.

Come combattere le tignolette della vite

Per combattere la presenza della tignoletta della vite esistono diversi metodi, tuttavia le soglie di intervento sono determinate dai risultati di appositi campionamenti. Nel caso della seconda generazione i trattamenti sono consigliati se si rilevano 5 grappoli infestati ogni 100 grappoli, scelti casualmente per ettaro di vigneto. Invece nel caso di larve di prima generazione si interviene se il livello di infestazione supera il 40% dei grappoli campionati.

Il trattamento può basarsi su soluzioni chimiche oppure su metodi biologici. Nel primo caso bisogna tenere a mente che la scelta dell’insetticida varia a seconda delle fasi di sviluppo dell’insetto. In genere i trattamenti chimici sono integrati con interventi microbiologici e si consiglia di variare i prodotti utilizzati ogni anno.

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Si tratta di un accorgimento intelligente per evitare la comparsa di fenomeni di resistenza che rendono inutile il ricorso agli insetticidi. Infatti le tignolette della vite possono sviluppare una sorta di immunità ad alcune sostanze chimiche se queste vengono adottate come insetticidi per diversi anni di seguito. Per quanto riguarda la lotta biologica alla Lobesia botrana, si ricorda che esistono alcuni organismi in grado di contrastare la riproduzione della tignoletta della vite. Si tratta degli antagonisti naturali dell’insetto e tra questi sono presenti funghi che attaccano le uova deposte e aracnidi che si nutrono delle larve.

 
 
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